Un rebranding di confine, ai piedi del Monte Calvario
Riscoprire l’autenticità nascosta: identità visiva come narrazione
Fare un rebranding non significa stravolgere la tradizione o cancellare la storia di un’azienda, ma trovare nuovi modi per raccontarne l’essenza, valorizzandone l’identità più autentica.
Quando ho incontrato Miriam Graunar e visitato il suo ristorante, Al Ponte del Calvario, ho percepito all’istante una dissonanza tra l’immagine esterna e l’essenza profonda del locale. Apparentemente una trattoria rustica, si rivela in realtà un crocevia di tradizioni culinarie, dove le ricette tramandate di generazione in generazione vengono reinterpretate con raffinatezza. Ogni dettaglio, qui, parla delle radici familiari e dell’abbraccio della natura circostante.
Il mio lavoro nasce per bilanciare questo contrasto. Ho creato un payoff che catturasse l’essenza del ristorante, completando il nome e invitando alla scoperta di chi ancora non conosce il contesto unico in cui è immerso.
Nel progettare il nuovo logotipo ho voluto riflettere la personalità di Miriam, anima del ristorante, e la bellezza del Monte Calvario, su cui si affaccia il ristorante. Un’ulteriore priorità era riposizionare Al Ponte del Calvario, allineando la percezione al reale livello qualitativo e introducendolo a un nuovo pubblico.
L’identità visiva è costruita su due caratteri tipografici distintivi e una palette cromatica ispirata alle stagioni, fulcro della proposta culinaria del locale. Ho successivamente curato i coordinati stampati, i materiali di sala e la progettazione visiva dei social.
Questo progetto di rebranding è un invito in un luogo dove ogni piatto racconta una storia, e ogni angolo un ricordo.