Dare forma all’interdisciplinarietà della ricerca
POINT è un progetto di ricerca europeo coordinato da Fondazione ICONS, dedicato alla prevenzione e alla gestione dei rischi a lungo termine associati al long COVID.
Il progetto mette in relazione biomarcatori avanzati, digital twin e pratica clinica per comprendere meglio le conseguenze della malattia e sviluppare terapie sempre più personalizzate.
L’identità di POINT si costruisce su una necessità precisa: dare una forma riconoscibile a una ricerca che intreccia più discipline, senza semplificarne eccessivamente i contenuti. Il sistema doveva funzionare negli ambienti scientifici e istituzionali, ma anche accompagnare attività di divulgazione rivolte a un pubblico molto più ampio.
Connecting the dots
Il principio visivo nasce da tre pilastri che attraversano tutto il progetto: connessione, interdisciplinarità e divulgazione.
Il logotipo è circondato da una costellazione di punti apparentemente indipendenti. È la ricerca a costruire relazioni tra elementi che, presi singolarmente, possono sembrare scollegati: sintomi, dati clinici, biomarcatori, organi coinvolti, competenze specialistiche.
L’immagine del connecting the dots diventa così una sintesi del metodo di POINT: osservare fenomeni diversi come parti di uno stesso sistema.
Nel long COVID questa relazione è particolarmente significativa. Manifestazioni renali, polmonari o cardiovascolari possono appartenere a un quadro più ampio che non è immediatamente visibile. L’identità rende questa idea parte integrante del linguaggio del progetto, senza trasformarla in una rappresentazione letterale della malattia.
Predict. Prevent. Protect.
Ho definito anche il payoff Predict. Prevent. Protect., che raccoglie in tre verbi le tre direzioni principali della ricerca.
La ripetizione delle iniziali e la progressione sonora da P a T lo rendono strettamente legato al nome POINT e permettono di utilizzarlo come elemento autonomo all’interno del sistema di comunicazione.
Un sistema che parla
L’identità visiva si articola su sistema tipografico, palette cromatica, trattamento delle immagini fotografiche, iconografia e regole di composizione, tutto raccolto in un brandbook dedicato e condiviso con team di comunicazione e divulgazione scientifica.
Il linguaggio è declinato su diversi asset: template per presentazioni scientifiche e conferenze, materiali social, flyer, roll-up e altri supporti editoriali.
Per il sito point-health.eu ho progettato architettura dell’informazione, UI, sistema di icone e animazioni, lavorando perché anche l’esperienza digitale mantenesse la stessa logica visiva dell’identità. Il sistema è stato infine esteso al video explainer, in collaborazione con il motion design.
Due pubblici, due registri
POINT parla contemporaneamente a ricercatori, medici e istituzioni ma anche al general public, persone che non hanno una formazione scientifica specifica ma sono i destinatari della campagna informativa.
Questa logica viene applicata al visual con la costruzione di due registri coerenti all’interno della stessa identità. Nei contenuti scientifici e istituzionali il sistema adotta una palette più essenziale e controllata, che lascia spazio a informazioni e dati. Nella divulgazione e nelle campagne la gamma espressiva si amplia e si scalda, gli elementi diventano diventano dinamici.
POINT così cambiare tono senza cambiare identità: mantiene autorevolezza nei contesti specialistici e diventa più accessibile quando la comunicazione si rivolge ai cittadini.
Credits
POINT – Predict. Prevent. Protect. Connecting the dots against post-COVID-19.
Team: Giulia Faccin (Motion Design), Daniele Di Fini (Web Development), Giulio Bordonaro (Head of Graphic & Web Design, Fondazione ICONS), Carin Marzaro (Art Direction + Branding + Visual Design).
Committente: Fondazione ICONS, responsabile delle attività di comunicazione del progetto.
Finanziamento: POINT è stato finanziato dall’Unione Europea, su commissione dell’European Health and Digital Executive Agency (HADEA) nell’ambito dei poteri delegati dalla Commissione Europea.